Chimamanda Negozi Adichie, We Should All Be Feminists

Questo piccolo volumetto contiene la trascrizione del discorso tenuto da Chimamanda Negozi Adichie nel 2012 durante una conferenza in occasione del TEDxEuston, un evento annuale che si focalizza sull’Africa. Come riusciamo perfettamente ad intuire dal titolo dato al suo intervento, la Adichie si è focalizzata per una buona mezz’ora sul perché dovremmo tutti essere femministi. Il risultato, a parer mio, è emozionante ed estremamente potente. Sin dall’inizio del suo discorso, la Adichie ci parla di femminismo attraverso la sua esperienza personale, la sua vita; questo penso sia uno dei principali fattori per i quali le sue parole siano così toccanti. Mi piacerebbe dunque raccontarvi qui alcuni tra i passaggi principali, aiutandomi con le parole dell’autrice stessa.

Per esempio, la Adichie ci racconta di quando – alle scuole elementari – le fu impedito di diventare la sorvegliante di classe malgrado avesse ottenuto il voto migliore e le spettasse dunque di diritto. La motivazione dell’insegnante fu, molto semplicemente, che il sorvegliante doveva essere un bambino maschio; aggiunse di non averlo specificato perché pensava fosse ovvio.

“If we do something over and over again, it becomes normal. If we see the same thing over and over again, it becomes normal. If only boys are made class monitor, then at some point we will all think, even if unconsciously, that the class monitor has to be a boy. If we keep seeing only men as heads of corporations, it starts to seem ‘natural’ that only men should be heads of corporations.”

L’autrice afferma poi che uomini e donne sono senz’altro differenti come molti affermano; lo sono biologicamente, e sarebbe da sciocchi affermare il contrario. Tuttavia, il 52% della popolazione è femminile e, nonostante ciò, la maggior parte delle posizioni di potere o di prestigio sono occupate da uomini: “The higher you go, the fewer women there are”. E non solo in ambito lavorativo alle donne vengono riservati comportamenti diffidenti e irrispettosi. Un semplice ingresso nella hall di un hotel può trasformarsi in un’interrogatorio, come successe alla Adichie in un hotel nigeriano: questo perché in Nigeria – e non solo, aggiungerei – è automatico assumere che se una donna entra da sola in un hotel ciò significhi che sia una prostituta (“Why, by the way, do those Hotels not focus on the demand for sex workers instead on the ostensibile supply?“).

Una delle ragioni secondo me fondamentali che continuano ad alimentare questo tipo di comportamento nei confronti delle donne è perfettamente espressa dalla Adichie:

“We spend too much time teaching girls to worry about what boys think of them. But the reverse is not the case. We don’t teach boys to care about being likeable. We spend too much time telling girls that they cannot be angry or aggressive or tough, which is bad enough, but then we turn around and either praise or excuse men for the same reasons.

Il punto è proprio questo: perché mai dovremmo insegnare a ragazze e ragazzi ad essere, comportarsi e vivere in un determinato modo dipendentemente dal loro genere? La speranza che l’autrice vuole trasmetterci è quella di un mondo differente: “A fairer world. A world of happier men and happier women who are truer to themselves. And this is how to start: we must raise our daughters differently. We must also raise our sons differently”. In questo modo, gli uomini non si troverebbero più schiacciati dal peso della pressione di dover provare in ogni momento la loro mascolinità; allo stesso modo, le donne non dovrebbero più sminuire loro stesse per paura di ferire la mascolinità degli uomini.

“We teach girls shame. Close your legs. Cover yourself. We make them feel as though by being born female, they are already guilty of something. And so girls grow up to be women who cannot say they have desire. Who silence themselves. Who cannot say what they truly think. Who have turn pretence into an art form.”

Se cominciassimo a crescere i nostri figli in maniera diversa, se smettessimo di imporre loro un determinato comportamento, le donne non dovrebbero più pensare di essere sbagliate, non dovrebbero più vergognarsi dei loro desideri (sessuali e non). Donne e uomini potrebbero esprimere sé stessi apertamente, senza paure, senza limiti e senza costrizioni.

“The problem with gender is that it prescribes how we should be rather than recognizing how we are. Imagine how much happier we would be, how much freer to be our true individual selves, if we didn’t have the weight of gender expectation.”

 

La Adichie si sofferma, infine, sulla parola stessa che racchiude questa tipologia di ragionamenti: femminismo. In particolare, risponde a coloro i quali rivolgono delle critiche alla scelta di questa parola: perché non affermarsi un sostenitore dei diritti umani, piuttosto?

“Because that would be dishonest. Feminism is, of course, part of human rights in general – but to choose to use the vague expression ‘human rights’ is to deny the specific and particular problem of gender. It would be a way of pretending that it was not women who have, for centuries, been excluded. It would be a way of denying that the problem of gender targets women. That the problem was not about being human, but specifically about being a female human. For centuries, the world divided human beings into two groups and then proceeded to exclude and oppress one group. It is only fair that the solution to the problem should acknowledge that.”

 

Nel caso dopo la lettura di questo articolo vi andasse di ascoltare la voce di questa donna straordinaria, vi lascio il link diretto al video del discorso completo di Chimamanda Negozi Adichie: “We should all be feminists.

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