Patrick McGrath, Follia

Il mio primo approccio ai lavori di Patrick McGrath non si era concluso nel migliore dei modi. Ho letto Grottesco qualche mese fa; il suo primo romanzo che, però, non mi aveva entusiasmata molto e che avevo fatto fatica a terminare. Nonostante questa prima esperienza piuttosto negativa, non avevo ancora voglia di arrendermi completamente e, avendo sentito parlare molto bene di Follia, ho deciso di lanciarmi nuovamente nel mondo di McGrath. E per fortuna!

Il tema del libro è chiaro sin dalla prima frase ed è lo stesso narratore a darci informazioni a riguardo, lo psichiatra Peter Cleave operativo in un grande manicomio fuori Londra: “Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale da ormai molti anni”. Veniamo dunque immediatamente catapultati nel caso clinico che vede come protagonista Stella Raphael, moglie insoddisfatta del vicedirettore del manicomio, e Edgar Stark, un paziente del manicomio in semilibertà che si occupa del suo giardino.

Il primo contatto tra i due avviene durante il ballo del manicomio e se, inizialmente, l’interesse di Stella per Edgar sembra una semplice infatuazione derivata dal suo matrimonio insoddisfacente, capiamo gradualmente la potenziale distruttività di questa relazione che – di fatto  – lascia dietro di sé una scia di sofferenza. Tutto ha inizio con l’evasione di Edgar che, dopo aver rubato i vestiti di Max Raphael dal suo armadio con la complicità di Stella, si finge un comune cittadino e si nasconde a Londra. Successivamente, anche Stella evade dall’infelicità del suo matrimonio, lasciandosi alle spalle persino suo figlio Charlie, e raggiunge Edgar in un tugurio. La loro sarà una – breve – vita di latitanza e di stenti.

“Le donne romantiche, riflettei: non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.”

E da qui tutto mi è parso accadere davvero velocemente. La suspence cresceva ad ogni pagina, sempre di più. Aumentava con la fuga di Stella da Edgar, e poi con l’arresto di lui.  Ero in fibrillazione quando Stella trova i poliziotti a casa di Edgar, quando la riportano a casa dalla sua famiglia, quanto torna da Max e da Charlie. E poi il trasferimento nel Galles, lontani da quella vecchia vita; lontani da Edgar. È proprio qui che si percepisce come la salute mentale di Stella stia pian piano rotolando verso il basso: fino a comprenderlo con chiarezza, come un pugno nello stomaco, con la morte di Charlie, che Stella guarda annegare vedendo in lui la figura di Edgar. Stella viene allora condotta proprio in quel manicomio da cui tutto ha avuto inizio.

E qui, paradossalmente, i ruoli si invertono: Stella sembra diventare come Edgar e il dottor Cleave cade nella sua trappola proprio come Stella in quella del suo amante. Riesce a fargli credere di accettare le cure, di star elaborando tutto l’accaduto, di essere in via di guarigione. E Cleave, lentamente, comincia a pensare alla vita di Stella fuori dal manicomio e, sembra incredibile, ma la vede proprio al suo fianco. E lei, ovviamente, sta al gioco. Ma in realtà Stella ha smesso di prendere i suoi farmaci giornalieri, che tiene da parte per un giorno ben preciso: il ballo del manicomio. Proprio dopo quello stesso ballo in cui aveva sentito il corpo di Edward addosso al suo, proprio con lo stesso vestito che conservava ancora tutti quei ricordi, Stella ingerisce le pastiglie e si toglie la vita.

Follia è un romanzo perfettamente costruito, in ogni suo dettaglio. McGrath ci racconta di un amore ossessivo, malato, riuscendo magistralmente a trasmettere tutta l’angoscia che una vicenda analoga porta con sé: riesce a creare dei momenti di suspence, di ansia, di disagio persino. Parte da una situazione iniziale che, alla fine del romanzo, è completamente stravolta per tutti i principali personaggi coinvolti. Ci porta fin dove non ci saremmo mai aspettati di arrivare e, proprio per questo, riesce a tenerci incollati alle pagine creando in noi un’avidità di sapere cosa succederà dopo l’ennesimo colpo di scena.

“Non riusciva a contraddirlo. Non era capace di contrastarlo in nessun modo, non era possibile, perché ormai si era arresa, spingendo così a fondo l’identificazione da sentirsi incompleta senza di lui.”

 

 

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